martedì 3 luglio 2012

Sergio Pininfarina

Addio al senatore Sergio Pininfarina,
genio del design che leggeva il futuro

Sergio Pininfarina era nato a Torino l’8 settembre 1926. Il diminutivo "Pinin" è stato aggiunto all'originario cognome "Farina" nel 1961

Ambasciatore dello stile "made
in Italy" nel mondo, il patron
dell'azienda di carrozzerie si è spento nella notte a 85 anni

PIERO BIANCO
TORINO
Se l’auto avesse un cuore, batterebbe all’unisono con quello di Sergio Pininfarina, che si è spento dopo una lunga malattia lasciando in eredità un patrimonio indelebile. Nato a Torino l’8 settembre 1926, l’Ingegnere ha attraversato e firmato con il suo genio creativo l’intera storia del design, dall’era romantica dei grandi Carrozzieri all’industria moderna, scandendone i ritmi e dettandone le tendenze. Sergio Farina divenne Pininfarina nel 1961, con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi: un omaggio al padre Battista «Pinin», da cui ereditò il comando dell’azienda che ha celebrato ottant’anni nel maggio 2010, proiettandola verso il terzo millennio.

Un maestro che non amava salire in cattedra, ma che ha saputo dare lezioni sempre attuali, di stile e di eleganza, con le sue opere d’arte contemporanea. Pininfarina ha vissuto da protagonista tutta la storia recente dell’auto, riuscendo a entusiasmarsi sempre, fino al crepuscolo della sua attività operativa, quando ha ceduto il timone al figlio primogenito Andrea (morto tragicamente nell’agosto 2008 in un incidente di moto) e poi all’altro figlio Paolo. Parlando delle sue «creature» a quattro ruote, che tanto amava, trasmetteva una passione infinita, con gli occhi brillanti di gioia. Eppure se non ci fosse stato quel genitore così «ingombrante» e così geniale, forse Sergio Pininfarina avrebbe fatto il musicista: lui che da ragazzo amava soprattutto l’armonia delle note. Invece il suo destino era segnato, nel nome del padre, e non gli impedì di sviluppare in altri campi, con strepitoso successo, l’impareggiabile vena artistica.

Pininfarina si laureò nel ‘50 in ingegneria meccanica al Politecnico torinese completando gli studi in Inghilterra e negli Stati Uniti e presto diventò raffinato maestro di stile. La sua missione è stata per tutta la vita trasformare in opere d’arte le carrozzerie delle automobili, alla sua scuola sono cresciute generazioni di designer, proprio come lui era cresciuto facendo tesoro dei consigli di papà Pinin. Proseguendo l’intuizione paterna, il giovane Sergio sviluppò sempre più lo studio e la costruzione di carrozzerie speciali, ottimizzando contemporaneamente l’attività industriale dell’azienda di famiglia, fino a farla diventare un colosso internazionale ramificato anche sui mercati emergenti. La Pininfarina divenne famosa negli anni Cinquanta per l'eleganza delle carrozzerie realizzate e, soprattutto, per il disegno sempre all'avanguardia. A partire dagli anni Ottanta, Sergio intuì la crescente importanza dell'aerodinamica, concentrando gli sforzi nel migliorare i modelli non solo da un punto di vista estetico ma anche nelle sfide dei flussi dinamici. Non a caso portano la sua griffe le più belle e prestigiose Ferrari, oltre a tante Maserati e altre indimenticabili auto sportive.

«L’essenziale è conservare il patrimonio del passato ma sapersi proiettare nel futuro, anticipando i tempi», spiegava l’Ingegnere a chi aveva la fortuna di intervistarlo. Sorprendendo sempre l’interlocutore per l’abilità di rendere accessibili ai profani concetti stilistici e ingegneristici anche molto complessi. Ogni dialogo diventava una autorevole e profonda lezione cattedratica, però priva della pur minima supponenza. Illustrò così, nel Duemila a Ginevra, l’intrigante 360 Spider, versione scoperta della Modena, la 164ª Ferrari nata dalla fantasia del suo atelier: «C’è qualcosa di molto speciale, su questa vettura. Pur essendo una scoperta, abbiamo reso visibile il motore. E’ la prima volta che si punta su una scelta così diversa. Lo considero un omaggio personale alla meccanica del Cavallino. Ci pensavo da tempo, perché da stilista ritengo che la meccanica possa a volte accentuare la personalità di un’auto. Con la Modena, già avevamo messo in vetrina il motore. Su uno spider il fascino aumenta ulteriormente. Il motore non rappresenta più un dettaglio: è una cattedrale, come Notre Dame, una vera scultura contemporanea». E parlando della sua azienda osservò orgoglioso: «Ha anime molteplici. Vanno dall’ideazione allo sviluppo tecnico, all’industrializzazione. Noi amiamo l’auto in tutte le sue facciate: dall’essenza più estrema, la Ferrari, all’ottimizzazione delle necessità quotidiane, la citycar Metrocubo. Sono fiero che la mia società abbia realizzato studi accurati nel campo della ricerca sulla sicurezza, dell’aerodinamica, della riduzione di consumi e dell’ecologia applicata. L’auto in questo secolo di sviluppo ha creato infiniti benefici, ma anche tre grandi problemi: polluzione, congestione, insufficiente sicurezza. Ora lavoriamo per il futuro, per risolverli».

Intuiva che il progresso avrebbe rivoluzionato l’automotive: «Il processo di futurizzazione è lento e graduale ma inarrestabile. Più che l’auto, cambierà il concetto di mobilità, ad esempio con piccole vetture da affittare per l’ingresso nei centri urbani. Non avremo le astronavi che qualcuno ipotizzava negli anni Sessanta, è invece il modo di muoversi che sta cambiando tantissimo. La svolta è in atto: si chiama elettronica e tecnologia dell’informazione applicata. Entro vent’anni, ma direi realisticamente già entro i prossimi dieci, si guiderà assistiti da computer di bordo e tecnologie sempre più sofisticate. Divertente, io ci credo».

Aveva ragione, naturalmente. Semplice, essenziale, come i tratti delle sue vetture. L’Ingegnere ha conservato per tutta la vita, con il rispetto per l’interlocutore, una straordinaria umiltà. Proprio lui oltre ad aver ricevuto numerose lauree honoris causa figura tra gli eletti della Automotive Hall of Fame di Detroit come «personalità che ha lasciato il segno nell’industria automobilistica mondiale»; lui che è stato nominato (da Ciampi) Senatore a vita della Repubblica il 23 settembre 2005, come tra i grandi dell’auto era accaduto soltanto a Giovanni Agnelli, l’Avvocato, e nessuno più di Sergio Pininfarina meritava in effetti di essere incoronato dal Paese che ha onorato come «simbolo vincente dell’imprenditoria italiana». Lui che è stato anche presidente della Confindustria in anni difficili (dal 1988 al 1992) e ha dovuto combattere le stagioni più delicate della nostra industria, delle sue battaglie sindacali, dell’evoluzione della nostra società.

La sua vita professionale è stata una sinfonia di successi, fin da quando papà Pinin gli affidò quel primo incarico di gestire i rapporti con Enzo Ferrari per disegnare le vetture del Cavallino. Il rapporto privilegiato con quest’altra griffe invidiata del made in Italy non è mai svanito, anzi si è rafforzato nel tempo, per questo Pininfarina ha firmato quasi tutte le più belle Ferrari di serie, imprimendo un marchio indelebile allo stile delle supercar di Maranello. Non a caso fu proprio la Pininfarina dell’Ingegnere a inaugurare la prima Galleria del Vento, nello stabilimento di Grugliasco, anticipando tutti i grandi costruttori mondiali. Innovazione, sempre. L’intuito e la passione del maestro Sergio resteranno un patrimonio storico cui l’azienda oggi non può e non vuole rinunciare, anche se gli scenari globali sono cambiati e le produzioni di nicchia sono ormai tramontate.

(link originale dell'articolo: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/461023/)

sabato 16 giugno 2012

Giuseppe Bertolucci


E' morto Giuseppe Bertolucci,
regista e «papà» della Cineteca

Aveva diretto «Berlinguer ti voglio bene»
e scritto il monologo «Cioni Mario di Gaspare fu Giulia»

GIuseppe BertolucciGIuseppe Bertolucci
BOLOGNA - Addio a Giuseppe Bertolucci. Il regista è morto a Diso, in provincia di Lecce, dopo una lunga malattia. Ad annunciare la notizia sono stati la moglie, Lucilla Albano, professoressa, ed il fratello Bernardo, autore di «Ultimo tango a Parigi».
Regista e sceneggiatore, per lunghi anni presidente della Cineteca di Bologna, Giuseppe Bertolucci era stato autore di vari film tra cui «Berlinguer ti voglio bene» con Roberto Benigni. Aveva anche collaborato con il fratello Bernardo alla sceneggiatura di «Novecento». Era figlio del poeta Attilio.
Una vita per il cinema
GLI INIZI - Bertolucci era nato a Parma il 27 febbraio del 1947. Aveva mosso i primi passi nel mondo del cinema facendo da aiuto al fratello maggiore Bernardo nel film «La strategia del ragno» (1970). L'anno successivo l'esordio dietro la macchina da presa nel mediometraggio «I poveri muoiono prima», seguito dal film per la televisione «Andare e venire» (1972). Nel 1975, con il fratello Bernardo e a Franco Arcalli, scrive la sceneggiatura di «Novecento».
IL SODALIZIO CON BENIGNI - Nello stesso anno scrive il monologo teatrale «Cioni Mario di Gaspare fu Giulia» per Roberto Benigni, da cui verrà tratto il film del 1977 «Berlinguer ti voglio bene». Dopo un film-inchiesta commissionato dal partito comunista, «Panni sporchi» (1980), ed un nuovo lavoro per la televisione, torna al cinema nel 1984 con «Segreti segreti», scritto con Vincenzo Cerami e con uno stuolo di grandi interpreti femminili tra cui Lina Sastri, Lea Massari, Alida Valli, Stefania Sandrelli, Mariangela Melato, Nicoletta Braschi. Nel 1986 è la volta di «TuttoBenigni», sfilata di esibizioni del comico toscano; due anni dopo dirige Diego Abatantuono, Paolo Rossi e Laura Betti ne «I cammelli». Nel 1994 è la volta del film «Troppo sole», con Sabina Guzzanti. Del 1999 è «Il dolce rumore della vita», con Francesca Neri.
IL RICORDO - Il sindaco di Bologna Virginio Merola e l'assessore comunale alla Cultura Alberto Ronchi, garantiscono: «Sapremo ricordarlo come merita». Merola e Ronchi ricordano Bertolucci come «grande regista, sceneggiatore e interprete dei nostri tempi. Abbiamo avuto l'onore di avere la sua grande esperienza a disposizione della Cineteca di Bologna, istituzione di cui è stato presidente, contribuendo in maniera attiva ai suoi successi». «La prematura scomparsa di Giuseppe Bertolucci ci addolora e rende più povero il mondo della cultura del nostro Paese». Lo sostiene il presidente della Regione, Vasco Errani che promette: «Non scorderemo l'amore per la sua terra emiliana, i suoi importantissimi lavori, l'appassionato impegno sociale e per le istituzioni culturali fino al contributo per la Cineteca di Bologna». Per l'assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti, la morte di Bertolucci è «una gravissima perdita per il cinema e per l'intera espressione artistica, credo che ora sia ancora più necessario che venga attentamente riletta la sua opera, un grande patrimonio ricco di raffinatezza e originalità che ha generosamente prodotto nel corso della sua vita». Anche la Cineteca di Bologna piange la scomparsa di Bertolucci. L'artista, «divenuto nel 1997 presidente di una giovane e fragile istituzione, ha dato un contributo decisivo alla sua crescita, in anni molto difficili per il nostro Paese e per le ragioni della cultura», si legge in una nota. Il regista «ha presieduto la Cineteca di Bologna in una fase che l'ha vista crescere e trasformarsi, progettando la creazione e l'inaugurazione delle nuove sedi, disegnandone lo sviluppo, dando impulso internazionale alla sua attività di restauro e alla sua attività editoriale. L'ha lasciata alla fine del 2011, una volta compiuta la necessaria trasformazione in Fondazione». Ora, conclude il comunicato, «lo ricorderemo, come avrebbe voluto lui, lavorando in Cineteca ogni giorno con cura e passione».
LA CAMERA ARDENTE - Una camera ardente per accogliere il feretro di Giuseppe Bertolucci verrà all'allestita dall'amministrazione comunale di Diso nell'ex convento dei cappuccini vicino al municipio. In paese è già arrivato il fratello del regista, Bernardo, mentre si attende in giornata l'arrivo di Roberto Benigni, suo grande amico.

(link originale dell'articolo: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cultura/2012/16-giugno-2012/-morto-giuseppe-bertolucci-regista-papa-cineteca-201625797741.shtml)

domenica 1 aprile 2012

Giorgio Chinaglia



(link originale dell'immagine: http://www.tg1.rai.it/dl/img/2012/04/260x01333296676938medium_110228-151643_ro300804spo_0015_OK.jpg)


ROMA - Lutto nel mondo del calcio che scuote la Lazio. Giorgio Chinaglia, centravanti bandiera del club biancoceleste è morto questa mattina in Florida. Aveva 65 anni.

la notizia è inizialmente arrivata grazie a un twitter di un dirigente del Milan Umberto Gandini, poi è stata rilanciata da Sky. Chinaglia venerdì scorso era stato colpito da un infarto, sembrava essersi ripreso e invece non ce l'ha fatta. Chinaglia era nato a Carrara il 24 gennaio del 1947.


La carriera. Nato a Carrara, Chinaglia si trasferì con la famiglia a Cardiff all'età di nove anni. La sua carriera ebbe quindi inizio in Galles con lo Swansea City, con cui disputò le stagioni 1964-1965 e 1965-1966. Arriva poi il trasferimento in Italia alla Massese, Serie C, e poi all'Internapoli, sempre in C, per passare infine alla Lazio (neopromossa in Serie A) nell'annata 1969-1970.

Caratteristiche. Un ariete dotato di grande forza fisica e grande temperamento segnò 12 gol nel primo anno e 9 nel secondo, in coincidenza però con un'amara retrocessione in Serie B. Nella stagione 1971-1972 vince la classifica cannonieri della serie cadetta e contribuisce con i suoi 21 gol al ritorno in A. Come giocatore di B, conquista addirittura la Nazionale azzurra: esordio con gol-lampo in Bulgaria, il 21 giugno del 1972.

Lo scudetto. Nella stagione 1972-1973 la Lazio neopromossa sfiora lo scudetto. Un gruppo di grandi calciatori come Pino Wilson, Luciano Re Cecconi, Felice Pulici e Renzo Garlaschelli, del giovane Vincenzo D'Amico e di Luigi Martini, di Mario Frustalupi e Giancarlo Oddi, ma principalmente è la Lazio di Chinaglia, trascinatore. E l'anno successivo, con 24 reti, mette il suggello sulla galoppata che porta allo scudetto: fu di Chinaglia il gol della vittoria sul Foggia che consegnò il tricolore. E' il momento migliore dela sua carriera: ai Mondiali tedeschi del 1974 parte titolare, ma i problemi con l'allenatore Ferruccio Valcareggi lo relegano in secondo piano (dopo una sostituzione Chinaglia lo manda platealmente a quel paese)

Parabola discendente. Anche nella Lazio, dopo un quarto posto (e 14 reti) e la fascia di capitano, iniziano i problemi. A poche giornate dalla fine del torneo 1975-1976, di lasciare l'Italia per andare a giocare nei New York Cosmos. Sono i Cosmos di Pelé, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto e di Johan Cruyff.

Negli States. Giorgio Chinaglia fu il miglior marcatore della storia della North American Soccer League: in sette anni segnò 193 gol in 213 partite. Vinse il premio come miglior marcatore della NASL per ben 5 volte, tra il 1976 e il 1982. Fu tra i protagonisti delle quattro Soccer Bowl vinte dai Cosmos nel 1977, 1978, 1980 e 1982.

Torna come dirigente. Nel 1983, ritorna in Italia, questa volta come presidente della Lazio, accolto dai tifosi come un mito. ma i fasti del passato come dirigente non vengono ripresi. Dura poco l'avventura per i problemi economici e il club retrocede in B.

Ritorna negli States occupandosi sempre di calcio (è stato coinvolto in vicende societarie di Ferencvaros, Foggia, Lanciano e di nuovo Lazio). Da questo momento in poi si susseguono anche i problemi con la giustizia italiana, viene iscritto nel registro degli indagati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, con l'accusa di riciclaggio, con l'aggravante di aver agevolato l'attività della camorra. Fino al terribile primo aprile 2012.

(link originale dell'articolo. http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=188579&sez=HOME_SPORT)

Antonio Ghirelli

ROMA - Antonio Ghirelli, giornalista, scrittore e capoufficio stampa del Quirinale ai tempi del Presidente Sandro Pertini è morto questa mattina a Roma. Ghirelli avrebbe compiuto 90 anni il prossimo 10 maggio. Dal 1966 al 1972 ha diretto il Corriere dello Sport e ha collaborato per il nostro giornale fino a poche settimane fa.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la triste notizia della scomparsa di Antonio Ghirelli ha inviato alla famiglia il seguente messaggio: "Con la scomparsa di Antonio Ghirelli perdo uno degli amici più cari dei lontani anni della mia prima formazione. Fummo egualmente legati a Napoli ed egualmente animati da valori di libertà e di progresso mentre il fascismo si avviava alla fine. E non ci siamo mai persi di vista per il resto della vita, fino a tempi recentissimi. È stato un giornalista di razza guidato dalla sua passione di democratico e di socialista che lo aveva condotto anche a svolgere ruoli importanti accanto al Presidente Pertini e nel Psi; un popolarissimo giornalista sportivo e un interprete autentico dell'anima di Napoli. Mi stringo con affetto ai suoi cari". È quanto scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato alla famiglia una volta appresa la "triste notizia" della scomparsa di Antonio Ghirelli.

(link originale dell'articolo: http://www.corrieredellosport.it/attualita/cronaca/2012/04/01-230616/È+morto+Ghirelli%3A+direttore+del+Corriere+dal+'66+al+'77)




(link originale dell'immagine: http://i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Notizie/Italia/2012/04/ghirelli-antonio-258.jpg?uuid=d55b4b42-7c00-11e1-8c8a-661e85283ef2)

lunedì 26 marzo 2012

Antonio Tabucchi





(link originale dell'immagine: http://images.vogue.it/Storage/Assets/Crops/36139/12/35113/antonio-tabucchi_0x440.jpg)




Lo scrittore Antonio Tabucchi è morto stamattina a Lisbona dopo una malattia, all'età di 68 anni «a seguito di una lunga malattia», ha riferito il suo traduttore in francese, Bernard Comment. La notizia è stata confermata dalla casa editrice Feltrinelli. Tabucchi era nato a Pisa nel 1943. Lo scrittore è stato uno dei maggiori conoscitori e divulgatori dell'opera di Fernando Pessoa ed è divenuto noto al grande pubblico con "Sostiene Pereira".

I funerali si terranno giovedì nella capitale del Portogallo secondo Lusa. L'agenzia portoghese, che cita la moglie dello scrittore, Maria Josè Lancastre, riferisce anche che Tabucchi era ricoverato all'Hospital da Cruz Vermelha di Lisbona.

Docente di letteratura portoghese, iniziò l'attività di scrittore nel 1975 con il romanzo «Piazza d'Italia», cui fecero seguito varie raccolte di racconti («Il gioco del rovescio» del 1981 e «Piccoli equivoci senza importanza» del 1985). Il successo giunse con i romanzi «Requiem» del 1992 e soprattutto «Sostiene Pereira» del 1994, con cui vinse anche il premio Campiello. Il volume, pubblicato da Feltrinelli, è ambientato a Lisbona durante la dittatura di Salazar. L'impegno civile e l'alone di mistero che pervadono lo stile letterario di Tabucchi sono stati confermati nelle sue ultime opere importanti: «La testa perduta di Damasceno Monteiro» del 1996 e soprattutto il romanzo epistolare «Si sta facendo sempre più tardi» del 2001. Nel 2003 appare in libreria «Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori», sette testi di poetica, per la maggior parte inediti o inediti in Italia. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo «L'oca al passo» (2006) e «Il tempo invecchia in fretta» (2009). L'ultima fatica letteraria è «racconti con figure» (2011).

A Lisbona, cittá natale della moglie, dove dal 1985 al 1987 era stato anche direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, viveva abitualmente per sei mesi l'anno, trascorrendo gli altri sei in Toscana, dove insegnava Letteratura all'universitá di Siena.

Riconoscimenti
I suoi libri sono tradotti in quaranta lingue. Alcuni dei suoi romanzi sono stati portati sullo schermo da registi italiani e stranieri (Roberto Faenza, Alain Corneau, Alain Tanner, Fernando Lopes) o sulla scena da rinomati registi teatrali (Giorgio Strehler e Didier Bezace fra gli altri). Ha ricevuto numerosi premi in Italia, fra cui il Pen Club Italiano, il Premio Campiello e il Premio Viareggio-Repaci; e prestigiosi riconoscimenti all'estero, fra cui il Prix Medicis Etranger, il Prix Europèen de la Litterature e il Prix Mediterranee in Francia; l'Aristeion in Grecia; il Nossack dell'Accademia Leibniz in Germania; l'Europaischer Staatspreis in Austria; il Premio Hidalgo e il premio per la libertà di opinione «Francisco Cerecedo» attribuito ogni anno dal Principe delle Asturie, in Spagna. È stato nominato «Chevalier des Arts et des Lettres» dalla Repubblica francese e ha ricevuto la decorazione dell'Ordine dell'Infante D. Henrique dal presidente della Repubblica portoghese.

È stato professore dell' Università di Siena ed ha insegnato in prestigiose Università straniere (Bard College di New York, Ecole de Hautes Etudes e Collège de France di Parigi). Ha collaborato con quotidiani italiani e stranieri («Corriere della Sera». «Unità», «Il manifesto», «Le Monde», «El Paìs», «Diario de Noticias», «La Jornada», «Allegemein Zeitung») e riviste quali «La Nouvelle Revue Francaise» e Lettre International». È membro fondatore dell'International Parliament of Writers. Dal 2000 è stato proposto dal Pen Club italiano all'Accademia di Svezia quale candidato italiano per il Nobel di letteratura.

«La scomparsa del grande scrittore italiano Antonio Tabucchi colpisce e addolora», afferma in una nota il vice presidente del Senato, Vannino Chiti.

Omaggio della Fondazione Pessoa
La Fondazione Fernando Pessoa renderà omaggio a Antonio Tabucchi il prossimo 2 aprile, ha annunciato la direttrice di "Casa Pessoa" Ines Pedrosa, ricordando che «il Portogallo gli deve molto». Tabucchi «era uno scrittore tanto italiano quanto portoghese, cui il Portogallo deve molto» ha detto Pedrosa. È stato, ha aggiunto la scrittrice portoghese, «un grande divulgatore dell'opera di Fernando Pessoa, che ha tradotto e sul quale ha scritto». Pedrosa ha citato «l'unico libro» scritto da Tabucchi in portoghese, "Requiem", che ha definito «una dichiarazione di amore al Portogallo, e in particolare a Lisbona, che era la patria di Fernando Pessoa».

Di Tabucchi la direttrice della Fondazione Pessoa ha detto all'agenzia Lusa che «sottolineava molto il carattere politico della letteratura, quale testimonianza che si oppone alla memoria breve dei mezzi di comunicazione». Pedrosa ha citato come esempio il "Damasceno Monteiro" di Tabucchi, «un'opera che non consente di dimenticare la dittatura e la tortura». «Citava spesso una frase: nella letteratura tutto ha a che vedere con tutto».

"Casa Pessoa" ha previsto per il 2 aprile dalle 10.30 del mattino una «maratona di lettura integrale di Requiem»: «gli scrittori continuano a vivere, ha detto Pedrosa, «finchè li leggiamo».

(link originale dell'articolo: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-25/morto-lisbona-antonio-tabucchi-145011.shtml?uuid=AbM46uDF)