lunedì 26 settembre 2011

Sergio Bonelli



(link originale dell'immagine: http://cdn.blogosfere.it/cronacaeattualita/images/sergio-bonelli-dylan-dog.jpg)


Giù la testa. Rullino i tamburi funebri dei Navajos; si scappellino Tex e i suoi pards; gridi il suo dolore Zagor, di liana in liana, di cuore in cuore, a riempire la foresta di Darkwood; si libri il Piper di Mister No verso il paradiso dei galantuomini, sorriso guascone, sigaro in bocca e “Oh when the Saints/ go marching in” in sottofondo jazz: è morto Sergio Bonelli. Un italiano migliore della media. Il migliore che abbia conosciuto.

Scrivo ora l’epicedio del grande editore, l’uomo che s’era mutato da Hemingway del fumetto ad Alcide De Gasperi dell’editoria -modestia, strategia, pessimismo e autorevolezza innaturali- con gli occhi pesti per la perdita di un mentore e di grande amico. Non ci credo ancora. Sergio per me era invulnerabile: la morte, al limite, poteva sfiorarlo alla tempia come le pallottole facevano con Tex. L’intervistai nell’89: era il mio primo pezzo sull’ Arena di Verona; da allora non smettemmo di frequentarci, e di collaborare insieme. Ci si vedeva al ristorante o nel suo ufficio-fortino di via Buonarroti, era presidiato da una biblioteca borgesiana e da inquietanti marine notturne surrealiste mischiate a serigrafie di Klimt e foto di John Ford. Uomo coltissimo, Sergio. Ma mai una volta che non si lamentasse. Ora era l’anca da poco operata, ora il fischio all’orecchio. Ora la crisi del fumetto, morto infilzato dalla tv e da Internet; e, si fosse ritirato lui, come diavolo avrebbero fatto i suoi venti lettori e i suoi disegnatori, cento bocche voraci da sfamare. Anche se poi le bocche erano (sono) 250 per 1300 tavole mensili; e i suoi lettori rappresentano l’esercito in grado di salvare Repubblica dall’emorragia di copie. Sergio era un eroe da romanzo, uscito dalla penna di Stevenson, di Melville, di Conrad, di Zane Gray, maestri di vita e d’avventura.

Gli anni più convulsi li aveva consumati nel cameratismo con Hugo Pratt e nell’amicizia degli indios Yanoama in Amazzonia, o nella conoscenza di Hemingway a Pamplona, giusto per rispolverare l’oleografia che ne avvolgeva le gesta. «L’oleografia ce la mettete voi; io faccio fumetti, mica ho inventato la penicillina o la Coca Cola...», ci rimbrottava sempre. E lo faceva ricevendo grappoli di fan, raccattando disegnatori e scrittori disoccupati dalla strada, concedendosi a decine dei studenti che sui fumetti scrivono noiosissime tesi che nessuno leggerà mai. Nessuno tranne Bonelli. Il quale, se nella scrittura era tutto un ribollìo creativo (dice sul Brasile più un Mister No che tutto il National Geographic), nel suo lavoro di editore era d’una pignoleria gesuitica. Bonelli lavorava venti ore al giorno. Aveva una governante disperata, una famiglia sparsa tra Ibiza e l’Europa dell’est e -come De Bortoli ai tempi del Corriere- una brandina parcheggiata nel suo studio, gli fosse toccato - non si sa mai- di sfogliare bozze di racconti, correggere titoli, riscrivere articoli interi come l’ultimo dei capiredattori. Negli anni 70, all’apice della sua fortuna, era uno degli uomini più ricchi d’Italia, pur viaggiando su una Panda scassata e indossando un impermeabile stile tenete Colombo. Un tempo era un irrequieto. Per scovarlo dovevi rovistare nel Sahara tra i Tuareg, in Perù sulla Chila, sul Kilimangiaro o tra i Cangaceiros brasiliani. E nei tabarìn del dopoguerra, a tirar tardi dietro le gonnelle seguendo l’avanspettacolo dei Totò e tutti gli Shakespeare di Albertazzi.

Da qualche tempo s’era placato: «Invecchio, i miei lettori crescono e mi danno del lei, i capelli imbiancano, non riesco più a farmi le rapide del Rio delle Amazzoni e non reggo più l’addiaccio o le zanzare giganti di Bahia...», diceva sparendo nei week end, per infilarsi in qualche cinema off di Londra o Parigi dalla programmazione rigorosamente in bianco e nero. Le volte che l’ho visto ebbro di felicità si contano su una mano: parlavando dei due nipotini Matteo e Martina avuti dal figlio Davide; o in occasione della laurea honoris causa in Scienza della Comunicazione che La Sapienza di Roma gli affibbiò per il ruolo avuto nella cultura italiana del Novecento. Con i suoi Martin Mystère, Dylan Dog, Julia, Mister No, Magico Vento, Ken Parker, Volto Nascosto, Dampyr, Julia, Bonelli è stato il patròn indiscusso del settore. Del nostro rapporto ricordo due episodi. Il primo nel ’92, piena tempesta giustizialista. Il vecchio Tex venne sfiorato da Tangentopoli. Io -e pochi altri - insorgemmo scrivendo che non si era mica nel selvaggio West ai tempi di quella carogna del giudice Bean, con gli assassini dietro i cactus e i ladri di cavalli sdraiati nei saloon; e che la Procura di Milano, prima d’insaponare la corda per l’impiccato, avrebbe dovuto verificare se dietro i capi d’accusa ci fosse, perlomeno, lo zampino di Mefisto. Ci volle qualche annetto, ma anche da quella storia Bonelli uscì a testa alta.

Il secondo episodio attiene a una leggendaria disputa filosofica. Alla mia trita domanda se Tex fosse di destra o di sinistra (enigma irrisolto che tuttora sconquassa i fans Sergio Cofferati e Massimo Fini...), Bonelli, incastonato nella scrivania smorzò per un attimo il suo juke box Wurlitzer e osservò i suoi quadri griffati Usellini e Alberto Martini. Poi sorrise: «Peste (o sangue del demonio non ricordiamo bene, ndr) anche tu ’sta domanda idiota. Quando Tex dice che i banchieri sono ladri è di sinistra, ma dopo dice che gli indiani devono andare d’accordo con i militari ed è di destra. Tex , al limite sarebbe radicale...». Scoprire che Tex avrebbe votato Pannella ci incupì parecchio. Sergio era un reazionario nella modernità: leggeva cinque giornali al giorno, diffidava dei telefonini, dei social networks, dei politici e degl’intellettuali che negli anni 60 giudicavano i suoi fumetti roba da minus habens, e che dopo cominciarono ad idolatrarlo. Ne ricordiamo la battuta esplosiva, il sorriso da cowboy ipocondriaco e l’abbraccio lieve da pilota che atterra a pelo sul Rio delle Amazzoni. So long, Sergio Bonelli, il migliore di tutti...

di Francesco Specchia

26/09/2011

(link originale dell'articolo: http://www.libero-news.it/news/830800/Addio-Sergio-Bonelli-l-Hemingway-della-fumettistica-italiana.html)

Enzo Mirigliani

Patron di Miss Italia di cui diventa responsabile nel 1959. Era nato il 22 aprile 1917 a Santa Caterina sullo Jonio (Catanzaro)
26 settembre, 19:02

di Giulia Seno

''Quante ne abbiamo fatte insieme io e Mirigliani''. Lo diceva spesso Mike Bongiorno del 'patron' di Miss Italia. Oggi nessuno dei due c'e' piu', Mike morto due anni dopo aver condotto il concorso 2007 - quello della lite in diretta con Loretta Goggi - e, oggi, se n'e' andato anche Enzo Mirigliani. E' morto a 94 anni al policlinico Gemelli di Roma, dopo aver retto per quasi cinquant'anni, dal 1959, il concorso di bellezza, ora gestito, da quasi un decennio, dalla figlia Patrizia. Figlio orgoglioso della Calabria, terzo di sei fratelli e volontario nell'Esercito che non aveva 18 anni (combatte' in Africa e a El Alamein quasi sfioro' il generale Rommel), vi rimase fino al 1952: in caserma a Trento, conobbe li' Rosy Ragno, poi sua moglie. Sono stati sposati per 64 anni. Il 'patron' era fatto cosi', preferiva che fossero gli altri a parlare di lui.

Si 'limitava' a costruire il palcoscenico dove potessero esibirsi: una passerella con tante miss, meglio se in Tv, dove il concorso approdo' nel 1979, prima in un circuito di emittenti locali, poi nel 1981 su Canale 5 e dal 1989 in diretta sull'ammiraglia Rai, seconda solo a Sanremo negli ascolti. Un successo costruito soprattutto con due ingredienti e tanta organizzazione: un concorso dall'immagine pulita e sicura per le miss, quelle 'ragazze della porta accanto' che molti giudicano poco credibili e non solo oggi, ma insieme, per l'appunto, la costruzione della polemica, quella garbata, che fa discutere tutta la famiglia. Come quella sull'abolizione delle misure (90-60-90) su suggerimento di Maurizio Costanzo nel 1990 e, quattro anni dopo, l'apertura alle miss sposate e mamme, poi anche alle straniere con cittadinanza italiana: fece discutere nel 1996 la corona a Denny Mendez, domenicana 'naturalizzata' dalla pelle d'ebano, bellissima tuttora.

Mal digerito dalla sinistra culturale, al concorso tuttavia in tanti non hanno resistito, sia come ospiti o giurati: anche Vittorio De Sica, De Chirico, Carra', Zavattini, Guareschi, Luchino Visconti, Alfonso Gatto, Toto', Alberto Lattuada. Poi, il 'patron' ricevette dal presidente Ciampi l'onorificenza di Commendatore della Repubblica, nel 1999; due anni prima, in Campidoglio, il Premio della simpatia di Palazzeschi e Pertica. Compiendo 85 anni, ormai un po' defilato nel 2002, confessava che l'amore per il suo lavoro ''e la soddisfazione di aver fatto sognare, in tutti questi anni, milioni di ragazze'', non gli facevano sentire l'eta', tanto che alla pensione non voleva neanche pensare. Per i 90 anni parecchi ricordano la sua festa principesca in un magnifico albergo di Roma. Molte le sue iniziative, tra premi e gare come La Sartina d'Italia, che allieto' dal 1964 al 1970 confezionando abiti in teatro, ma Miss Italia resta la sua creatura piu' importante.

Qualcuno lo chiamerebbe 'talent scout': dalle sue passerelle sono emerse anche Sofia Loren, Lucia Bose', Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Eleonora Rossi Drago, Gianna Maria Canale, Giovanna Ralli. Tra le belle di oggi, Miriam Leone e Cristina Chiabotto, arrivate in Tv con la corona in testa. ''E' morto nel mese di Miss Italia'', fa notare frastornata e con la voce rotta dal pianto la figlia Patrizia. La corona 2011 e' stata infatti consegnata a Stefania Bivone, quinta reginetta calabrese, la notte tra il 19 e il 20 settembre scorsi, ma lei, 18 anni, Enzo Mirigliani non l'ha mai conosciuto.

(link originale dell'articolo: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/protagonisti/2011/09/26/visualizza_new.html_698336104.html)



(link originale dell'immagine: http://doc.arezzoweb.it/notizie/20090422_enzo_mirigliani.jpg)

lunedì 12 settembre 2011

Mino Martinazzoli



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MILANO - È morto domenica mattina (4 settembre, ndb) a Brescia Fermo Mino Martinazzoli, ex segretario della Dc e più volte ministro. L'ex sindaco di Brescia, nato a Orzinuovi (Brescia) nel 1931, era malato da tempo. A novembre avrebbe compiuto 80 anni.

UNA VITA IN POLITICA - Dopo essere stato più volte ministro e rappresentante della base Dc, martinazzoli è stato alla guida di quello che è rimasto dello scudocrociato dopo la bufera di Tangentopoli - tornato nel frattempo a chiamarsi Partito popolare italiano - e nelle elezioni politiche del 1994 ha tentato la strada del Patto per l'Italia, il polo centrista alternativo alla coalizione di sinistra dei Progressisti e quella di centrodestra rappresentata dalla prima alleanza tra il neonato Forza Italia, l'Msi ancora non trasformatasi in Alleanza Nazionale e la Lega Nord. Le elezioni di quell'anno non andarono bene, il progetto portato avanti con Mario Segni finì schiacciato dalla contrapposizione fra un Berlusconi appena sceso in campo e la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto, e Martinazzoli lasciò l'incarico. Sarebbe tornato poi in primo piano, dopo un'esperienza alla guida del Comune di Brescia in qualità di sindaco, quando nel 2000 è stato scelto come sfidante di Roberto Formigoni nella corsa alla Regione Lombardia. Il risultato è stato però anche in quel caso molto deludente, con il leader ciellino che ha raccolto praticamente il doppio delle sue preferenze (61% contro 32) e ha segnato di fatto la sua definitiva uscita di scena dall'agone politico.

(link originale dell'articolo: http://www.corriere.it/politica/11_settembre_04/morto-martinazzoli-ultimo-segretario-dc_878cdfc4-d6f2-11e0-8117-f5a7da88e267.shtml)

Andy Whitfield

Grande tristezza nel mondo del cinema per la morte di Andy Whitfield, l'attore conosciuto per il ruolo di Spartacus nell'omonima serie tv andata in onda anche in Italia su Sky. Andy, 39 anni, aveva lasciato la serie tv per curare la sua malattia, un linfoma non-Hodkin, ed era stasto sostituito nel ruolo di Spartacus dal collega Liam McIntyre.

'Spartacus - Sangue e sabbia' è stata la serie che ha regalato a Whitfield, attore australiano con alle spalle un passato da ingegnere, la maggiore popolarità: il grande successo della serie ha infatti spinto l'emittente americana Starz ad ordinare subito una seconda stagione dopo la prima. In 'Spartacus', storia del gladiatore trace diventato simbolo della rivolta contro Roma, vengono infatti mescolati storia, azione, romanticismo e intrigo, con una buona dose di scene 'piccanti' che inizialmente avevano fatto gridare allo scandalo.



(link originale dell'immagine: http://static.blogo.it/tvblog/SpartacusAndyWhitfield1788789.jpg)
Prima di 'Spartacus', Andy aveva lavorato in diverse altre serie tv, come 'Le sorelle McLeod', 'All Saint' e 'The strip'. Nel 2007, un film da protagonista: 'Gabriel - la furia degli angeli', per la regia di Shane Abbess, dove interpretava l'arcangelo Gabriele. Una carriera ancora breve ma sul punto di decollare grazie al grande successo riscosso nei panni del gladiatore Spartacus: il destino ha deciso però diversamente per Andy Whitfield, che è scomparso ieri, 11 settembre, lasciando una moglie e due figli.

(link originale dell'articolo: http://it.tv.yahoo.com/blog/article/74128/scomparso-andy-whitfield-linterprete-di-spartacus.html)

domenica 31 luglio 2011

Giuseppe D'Avanzo



(link originale del'immagine: http://www.ilfoglio.it/media/uploads/Giuseppe+D'Avanzo.png)


LUTTO
E' morto Giuseppe D'Avanzo
era un campione di giornalismo

E' scomparso all'improvviso. Era nato nel 1953. Sue le inchieste che hanno segnato la storia del quotidiano. Dal rapimento di Abu Omar al Nigergate fino alle dieci domande poste a Silvio Berlusconi sui suoi legami con la giovane Noemi Letizia. Sua l'idea del sito di inchieste di Repubblica.it

ROMA - E' morto improvvisamente, oggi, Giuseppe D'Avanzo. Colto da un malore durante una gita in bicicletta a Calcata, nel viterbese. Nato a Napoli nel 1953, era una delle firme principali di Repubblica, dove ha lavorato per una vita tranne una interruzione di tre anni al "Corriere della Sera". Le sue inchieste hanno fatto la storia del quotidiano. Dal Nigergate alla vicenda Abu Omar, dal caso delle escort legate a Giampaolo Tarantini 1 fino alle dieci domande poste al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi 2, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi rapporti con Noemi Letizia, al caso Ruby 3. Aveva scritto Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano e Il Capo dei capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina. Unanime il cordoglio delle parti politiche 4 e di chi lo aveva conosciuto. I funerali lunedì 1agosto alle 12 presso l'Aranciera di San Sisto, a Roma.

LO SPECIALE: LE SUE INCHIESTE 5

LE DIECI DOMANDE: LO SPECIALE MULTIMEDIALE 6

Fu proprio dall'inchiesta pubblicata su Repubblica nel 2005 che prese nome la vicenda del cosiddetto Nigergate. Ovvero la vicenda secondo cui l'allora Sismi - il servizio d'intelligence militare italiano - avrebbe consegnato alla Cia falsi documenti che avrebbero dovuto provare l'importazione di uranio dal Niger da parte dell'Iraq di Saddam Hussein. Secondo la ricostruzione dell'inchiesta, il materiale sarebbe stato usato dall'allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush per provare che il dittatore iracheno stava cercando di procurarsi armamenti nucleari, e giustificare così l'avvio della prima guerra del Golfo 7. All'epoca, il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi. Il 31 ottobre del 2005 incontrò il capo della Casa Bianca a Washington, e riferì che Bush aveva negato di aver ricevuto alcuna informazione da Roma. Ma da quella inchiesta - che si rivelò del tutto fondata - scaturì uno scandalo internazionale che fece tremare Washington, con contraccolpi sugli alti vertici della Cia. Fino a vendette incrociate negli alti vertici della politica e dell'Intelligence, ricostruite anche in un film - Fair Game ("Caccia alla spia").

Un'altra vicenda alla quale D'Avanzo dedicò molto del suo impegno e della sua ostinazione è quella del rapimento e trasferimento in Egitto dell'imam di Milano Hassan Mustafa Osama Nasr 8, estremista islamico e fiancheggiatore del terrorismo, sequestrato da agenti della Cia nel capoluogo lombardo il 17 febbraio del 2003. L'operazione fermò di fatto le indagini che la Procura di Milano stava conducendo riguardo ai legami dell'imam con organizzazioni fondamentaliste islamiche. Un episodio che D'Avanzo collegò con insistenza a un'attività clandestina della Cia in Italia ma anche a un'operazione congiunta degli Stati Uniti con gli 007 italiani del Sismi. Il proseguio dell'inchiesta fece emergere la possibilità che la rilevazione satellitare delle utenze di telefonia mobile del commando che sequestrò Abu Omar indicasse che, sul luogo del rapimento, vi fossero anche, appunto, degli agenti italiani. Una strada che portò all'individuazione di una sinergia fra Sismi e esperti informatici della Telecom, creata per depistare le indagini svolte fino a quel momento e tenere sotto controllo alcuni personaggi pubblici italiani.

Più recente l'idea delle "dieci domande" 9. Che D'Avanzo decise di porre a Silvio Berlusconi, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi legami con la giovane Noemi Letizia, quando il quotidiano pubblicò la notizia della partecipazione del presidente del Consiglio alla festa per il 18esimo compleanno della ragazza di Casoria, il 26 aprile del 2009. Le dieci domande vennero pubblicate il mese dopo, a maggio, in uno speciale multimediale su Repubblica.it, nel quale D'Avanzo esponeva le numerose incongruenze legate alle spiegazioni che il premier aveva dato riguardo ai suoi rapporti con la ragazza e con la sua famiglia. Incoerenze che, appunto, il giornalista sintetizzò in una serie di interrogativi a lungo ignorati da Berlusconi e ai quali, poi, rispose indirettamente nel corso della presentazione di un libro di Bruno Vespa.

E noi di Repubblica.it non dimentichiamo l'attenzione che Giuseppe dava al sito. E' stata sua l'idea del sito inchieste 10, uno degli ultimi prodotti editoriali di Repubblica.it.

(link originale dell'articolo: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/30/news/morto_giuseppe_d_avanzo-19815836/)

Andrea Pazzagli



(link originale dell'immagine: http://www2.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/04/pizzagli.jpg)


Serie A - Lutto nel calcio, è morto Pazzagli
dom, 31 lug 14:16:00 2011

L'ex portiere di Milan e Bologna è scomparso questa mattina a soli 51 anni, era in vacanza con la famiglia ed è stato colpito da un infarto che non gli ha lasciato scampo

Andrea Pazzagli se ne è andato a soli 51 anni, probabilmente per un infarto. L’ex portiere di Milan, ma anche Ascoli e Bologna, ha lasciato troppo presto la moglie e i tre figli mentre era in vacanza proprio con loro in Toscana. Una notizia tremenda per gli appassionati di calcio, che avevano imparato ad apprezzare il suo garbo anche nelle vesti di commentatore televisivo e di preparatore delle Nazionali giovanili azzurre.

Mercoledì sarebbe dovuto tornare al lavoro, a Coverciano, per una riunione dello staff della Nazionale Under 20. Ma a quell’appuntamento non potrà essere presente. Tutta colpa di un malore che lo ha colpito questa mattina intorno alle sette. Per lui non c’è stato nulla da fare. Se ne è andato così uno dei giocatori del mitico Milan di Arrigo Sacchi.

Pazzagli arriva in rossonero nell’estate del 1989, dopo un costante crescendo in provincia. Cresciuto nel vivaio della Fiorentina, era andato a farsi le ossa a Imola, Bologna, Udinese, Catania e poi Ascoli. Lì dove era arrivato in Serie A da titolare, il suo trampolino verso la maglia rossonera. Al Milan è rimasto due anni.

Ma fa comunque in tempo a togliersi grandi soddisfazioni. Prima da dodicesimo di Giovanni Galli e poi da titolare nella stagione 1990-91, quando diventa campione del mondo da numero uno, scendendo in campo in Milan-Olimpia Asuncion 3-0 (finale di Coppa Intercontinentale). A 31 anni, passa poi al Bologna, alla Roma e chiude in C1 con il Prato nel 1996.

La sua storia, però, non finisce lì. Entra nello staff del Milan come preparatore dei portieri, poi va alla Fiorentina e dal 2001 è nello staff delle nazionali italiane. Ma non solo. Forse in pochi sanno che Pazzagli era anche un cantautore capace di comporre e pubblicare due album molto apprezzati dalla critica.

“Spero che esistano gli angeli”, questo era il titolo del suo ultimo disco. Noi, invece, siamo sicuri. Adesso abbiamo un angelo in più a guardarci dall’alto.

(link originale dell'articolo: http://it.eurosport.yahoo.com/31072011/45/serie-lutto-nel-calcio-morto-pazzagli.html)

sabato 16 luglio 2011

Che differenza c’è tra stanza e camera?



Si tratta essenzialmente di sinonimi: con entrambi i termini infatti indichiamo i locali abitativi di una casa. Più in particolare, però, con “camera” si intende la stanza da letto.